Il castello di Donnafugata costituisce il fiore all’occhiello della provincia di Ragusa:

rappresenta una delle più suggestive opere architettoniche di tutto il territorio Ibleo.

Viene spesso accostato al castello del celebre romanzo il “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa.

Accostamento improprio se si pensa che il castello in questione è quello di Palma di Montechiaro

(situato a circa cento chilometri di distanza).

Il Castello di Donnafugata

Il Castello di Donnafugata

Il nome “Donnafugata” deriva probabilmente dall’arabo “Ayn As Jafat” che significa “sorgente della salute”.

Tale appellativo è dovuto probabilmente alla presenza nelle vicinanze di una sorgente di acqua intorno alla quale nacque il primo insediamento di popolazioni arabe verso la fine del 1900.

A seguito di una trasposizione impropria dall’arabo al siciliano, si pensa che il nome diventò “Ronna fuata” (che in italiano si rende con “donna fuggita”), fino ad assumere l’attuale Donnafugata.

Esiste, però, anche una versione mitica e leggendaria: il nome deriverebbe da un fatto realmente accaduto.

Si narra, infatti, che a seguito del rapimento della regina Bianca di Navarra da parte del Bernardo Cabrera, conte di Modica, e della sua reclusione nel castello suddetto, questa sia riuscita a scappare dalla sua prigione attraverso delle sale sotterranee e sia riuscita a raggiungere la libertà nelle campagne circostanti.

L’architettura

Per quanto riguarda l’architettura, lo stile del castello di Donnafugata non è predefinito e non coincide con l’immaginario classico:

è caratterizzato invece da un insieme di elementi artistici e architettonici differenti.

Edificato su un antico palazzo duecentesco, incarna caratteristiche settecentesche (come ad esempio la torre) insieme a elementi gotico-veneziani (soprattutto la loggia con archi trilobati).

 Particolare del Castello di Donnafugata Facciata del Castello di Donnafugata

La parte più antica della costruzione è sicuramente quella centrale:

Essa è costituita da una grande torre quadrata che coincide con la facciata del castello.

L’aspetto del castello non è caratterizzato, infatti, dalla tradizionale presenza di cinta muraria o dalla particolare altezza della roccaforte ma si sviluppa principalmente il larghezza.

Tale caratteristica trasmette nell’osservatore un senso di stabilità e sicurezza.

Per le sue caratteristiche si avvicina molto a una villa residenziale classica, anche se di dimensioni notevoli.

Il tragitto che conduce al castello è sicuramente suggestivo:

E’ costituito da una strada leggermente in salita costeggiata ai lati da quelle costruzioni che un tempo costituivano la dimora dei contadini che lavoravano alle dipendenze del signore.

Oggi, invece, ospitano attività e locali di ristorazione.

Facciata

Sopra l’ingresso del castello, costituito da un discreto porticato, si presenta un’ampia balconata nella quale si aprono delle porte arricchite da archi a tutto sesto in stile gotico accompagnati da nicchie nella parete un tempo adornate da statue e sculture rappresentanti belle figure femminili.

Sopra di esse si innestano delle finestre, sempre con arco dello stesso stile.

Esse fanno da contorno a una elegante loggetta il cui parapetto è arricchito da colonnato e archi in stile gotico.

Poco sotto, fra la loggia e le porte, troviamo cinque incisioni nella parete:

Rappresentano i cinque stemmi nobiliari delle famiglie che hanno abitato i luoghi fra i quali quello del barone Corrado Arezzo.

A lui si deve gran parte del merito circa le innovazioni apportate al castello verso la fine dell’800.

Percorrendo la balconata ci si imbatte in una piccola torretta circolare alla quale si accede attraverso stretti scalini.

Poi, in basso, il parco al quale si accede tramite un’ampia e ombreggiata scalinata:

ai piedi di questa, quasi a difesa dell’accesso, sono collocati due leoni in posizione di guardia, mentre nella parte superiore troviamo due sfingi.

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