Ragusa è un comune di circa 73 mila abitanti, è situato nella parte meridionale dell’isola, a sud dei Monti Iblei.

E’ il capoluogo di provincia posto più a sud della penisola italiana.

E’ possibile cliccare sulle foto seguenti che rappresentano i monumenti più importanti di Ragusa:

il Duomo di San Giorgio, la Cattedrale di San Giovanni e il Portale di San Giorgio.

Duomo San Giorgio a Ragusa Ibla
Duomo di San Giorgio
Cattedrale di San Giovanni a Ragusa
Cattedrale di San Giovanni
Portale di San Giorgio a Ragusa Ibla
Portale di San Giorgio
Castello di Donnafugata
Castello di Donnafugata

Il Duomo di San Giorgio

Risalendo il corso XXV Aprile di Ragusa Ibla, troviamo il duomo di San Giorgio.

Questa chiesa svetta altissima sopra la piazza.

E’ una delle opere  più suggestive del Barocco Siciliano.

La chiesa ha, però, una collocazione non regolare rispetto alla sottostante piazza:

il suo asse centrale è,  infatti, leggermente ruotato rispetto alla linea che risulta dal prolungamento della piazza, non risultando fra l’altro perfettamente allineata con gli assi delle strade.

In questo modo permette all’osservatore che si introduce in piazza duomo di scorgere la chiesa nelle sue tre dimensioni e di ammirare finanche la sua cupola. <Scopri di più – Clicca qui>

La Cattedrale di San Giovanni

La maestosa cattedrale di San Giovanni a Ragusa fu costruita agli inizi del XVIII secolo a seguito del terremoto del 1693 che la rase al suolo.

Per la ricostruzione venne scelta la parte nuova di Ragusa, su un luogo differente rispetto a quello in cui sorgeva prima:

precedentemente la chiesa era situata nella parte occidentale della città a ridosso del castello (a seguito del sisma quasi interamente distrutto). <Scopri di più – Clicca qui>

Il Portale di San Giorgio

Il portale di San Giorgio a Ragusa Ibla è l’unico elemento architettonico dell’omonima chiesa sopravvissuto al tremendo terremoto che colpì la città nel 1693, così come gran parte della Sicilia orientale.

La chiesa di San Giorgio fu costruita, infatti, a Ragusa Ibla intorno al XII secolo in un luogo diverso rispetto a quello in cui oggi sorge l’odierno duomo di San Giorgio.

La chiesa formava una grande struttura a tre navate delimitate all’interno da due fila di sette colonne.

Le grandi dimensioni e la ricchezza degli interni (erano presenti dodici altari e un prezioso fonte battesimale), rendevano i luoghi particolarmente suggestivi.

Questa sensazione si amplificava alla vista dell’enorme campanile, frutto dell’ingegno dell’architetto ragusano DiMarco, che toccava i cento metri di altezza e si poneva fra i più grandi del tempo. < Scopri di più – Clicca qui>

Il Castello di Donnafugata

Il castello di Donnafugata costituisce il fiore all’occhiello della provincia di Ragusa.

Rappresenta una delle più suggestive opere architettoniche di tutto il territorio.

Viene spesso accostato al castello del celebre romanzo il “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa:

accostamento improprio se si pensa che il castello in questione è quello di Palma di Montechiaro (situato a circa cento chilometri di distanza).

Il nome “Donnafugata” deriva probabilmente dall’arabo “Ayn As Jafat” che significa “sorgente della salute”:

è dovuto alla presenza nelle vicinanze di una sorgente di acqua intorno alla quale nacque il primo insediamento di popolazioni arabe verso la fine del 1900.

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Ragusa

Ragusa è divisa in due parti che sono separate da un profondo burrone, la “Valle dei Ponti” così definito perché caratterizzato dalla presenza di tre suggestivi ponti:

il Nuovissimo (San Vito), il vecchio (Cappuccini) e il Nuovo.

Tale caratteristica le fa meritare l’appellativo di “Città dei ponti”.

Ragusa Ragusa Ibla

A seguito del  fortissimo terremoto del 1693, la città venne rasa quasi completamente al suolo.

Di numerose case, chiese, palazzi e perfino del castello che sorgeva sulla parte più alta del colle, non rimane nessuna traccia, per non parlare delle vittime: più di cinquemila.

Attuale assetto

La ricostruzione la divise così in due grandi quartieri:

una parte degli abitanti, infatti, decisero di costruire le loro case nello stesso posto in cui si trovavano prima, rispettando il tradizionale impianto medievale;

altri, invece, preferirono l’altopiano (sito in contrada Patro) e la creazione di una struttura più moderna.

Le opere architettoniche realizzate dopo il terremoto, così come quelle sorte a causa del medesimo evento nefasto in tutto il territorio della “Val di Noto”.

Di stampo squisitamente barocco, sono state riconosciute come patrimonio dell’UNESCO.

Etimologia

Il nome Ragusa, in siciliano “Rausa”, è frutto di una lunga evoluzione storica:

la città fu fondata, infatti, dai Siculi e conosciuta con il nome originario di Hybla.

Questo divenne Hybla Heraea a seguito della costruzione di Siracusa e del conseguente dominio dei greci che consacrarono la città alla dea Hera, protettrice dei campi.

Con la comparsa in scena dei Romani, la città fu presa senza nessuna resistenza da parte dei suoi abitanti.

Questa acquisì gradualmente la denominazione di Hereum e successivamente quello latinizzato di Hereusium.

A seguito del grande scisma dell’Impero Romano la città passa sotto il controllo dell’Impero Romano d’Oriente:

i Bizantini la governano per cinque secoli circa.

E’ in questo contesto che il nome muta da Hereusium a Reusia.

Probabilmente il nome Ragusa è legato al termine greco Ρογος (Rogos), che significa granaio in riferimento all’abbondanza dei raccolti.

Le vicissitudini legate alla Sicilia, come si sa, furono innumerevoli:

a partire dal 844 sono gli Arabi, dopo vicende alterne, a prendere possesso della zona sud-orientale dell’isola.

il nome alla città divenne Ragus (dal greco, come visto sopra) o, secondo altre fonti, Rakkusa, che secondo il significato arabo concerne il “posto in cui si verifica un evento importante”.

Da quest’ultimo a quello attuale il passo è breve.

Nel XVIII secolo si consolida definitivamente in Ragusa.

La leggenda

La leggenda narra del modo in cui il territorio si divise in due parti fra loro contrapposte:

nel 1091 i cittadini di Cosenza (in siciliano i “Cusinzari”) si opposero al loro sovrano, il duca Ruggero il Guiscardo, sollevando una grande insurrezione popolare.

Quest’ultimo dopo qualche fatica riuscì a domare la rivolta e a ristabilire l’ordine, imponendo delle condizioni di pace ragionevoli.

I cosentini, però, temendo una vendetta del loro signore, decisero di emigrare e di trasferirsi in Sicilia:

fu così che, visto il numero non indifferente dei nuovi arrivati e temendo di perdere i propri posti di lavoro nelle campagne, i Ragusani li relegarono fuori dalle mura costringendoli a concentrare lì il proprio insediamento.

Nacque un antagonismo che non si assopì nemmeno con i secoli:

importante è infatti il campanilismo che contraddistingue la città e che vede i sostenitori della Chiesa di San Giorgio (“Sangiorgiari”) contrapporsi a quelli della Chiesa di San Giovanni (“Sangiuvannari”).